Busta paga
Stipendio minimo in Italia, cosa dice la legge e cosa sta cambiando?
In Italia lo stipendio minimo è fissato dai CCNL, non da una legge universale. Scopri com'è regolato, cosa prevede la Legge 144/2025 e cosa devono fare le aziende.
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In Italia lo stipendio minimo è fissato dai CCNL, non da una legge universale. Scopri com'è regolato, cosa prevede la Legge 144/2025 e cosa devono fare le aziende.
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Roberta Di Giuseppe
HR Consultant
19 Marzo, 2026
Quanto deve guadagnare almeno un lavoratore dipendente in Italia? La risposta non è semplice come in altri paesi europei. A differenza di Francia, Germania o Spagna, l’Italia non ha ancora uno stipendio minimo legale universale fissato per legge. La retribuzione minima è determinata dai CCNL (Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro) di settore, che variano significativamente da un comparto all’altro.
Ma la situazione sta evolvendo: nell’ottobre 2025 è entrata in vigore la Legge 144/2025, che delega il Governo a intervenire sul tema entro aprile 2026. Per chi gestisce le risorse umane in un’azienda italiana, capire com’è regolato oggi lo stipendio minimo — e cosa sta per cambiare — è fondamentale per gestire correttamente il personale ed evitare rischi di compliance.
In assenza di una soglia legale universale, in Italia la retribuzione minima è determinata da due fonti principali:
1. I CCNL di settore Ogni CCNL fissa i minimi tabellari per categoria professionale e livello di inquadramento. Un operaio metalmeccanico di 3° livello avrà uno stipendio minimo diverso da un impiegato del settore commercio di pari livello. Questi minimi vengono aggiornati periodicamente in sede di rinnovo contrattuale.
2. L’Art. 36 della Costituzione italiana Anche in assenza di un CCNL applicabile, la legge italiana garantisce al lavoratore il diritto a una retribuzione “proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. La giurisprudenza utilizza tipicamente i minimi dei CCNL più rappresentativi del settore come parametro di riferimento per valutare la congruità dello stipendio.italiano.
Non esiste una cifra unica, ma a titolo orientativo questi sono i minimi tabellari lordi mensili per un impiegato di livello intermedio in alcuni dei CCNL più diffusi (dati aggiornati ai rinnovi più recenti):
| Settore (CCNL) | Livello di riferimento | Minimo lordo mensile indicativo |
|---|---|---|
| Commercio e Terziario | 3° livello | ~€1.550 |
| Metalmeccanico | 3° livello | ~€1.700 |
| Credito | 3° area | ~€1.900 |
| Edilizia | 3° livello | ~€1.450 |
| Studi professionali | C1 | ~€1.400 |
⚠️ I valori sono indicativi e soggetti ad aggiornamento in sede di rinnovo contrattuale. Per il dato preciso applicabile alla tua azienda, consulta sempre il testo aggiornato del tuo CCNL o un consulente del lavoro.anche se la causa di fondo è valida.
Il problema del lavoro sottopagato: i CCNL “pirata”
Il principale problema del sistema italiano non è l’assenza di norme, ma l’esistenza di oltre 900 CCNL attivi — molti dei quali stipulati da organizzazioni poco rappresentative con minimi retributivi molto bassi, i cosiddetti contratti “pirata”. Un’azienda che applica formalmente un CCNL ma sceglie quello con i minimi più bassi tra quelli disponibili può aggirare di fatto la tutela retributiva dei lavoratori.
È proprio questo il problema che la normativa più recente vuole affrontare.
Il 23 settembre 2025 il Parlamento ha approvato la Legge 144/2025 (pubblicata in GU n. 230 del 3 ottobre 2025), una legge delega che incarica il Governo di emanare decreti legislativi entro aprile 2026 per:
⚠️ Cosa NON prevede: la Legge 144/2025 non introduce una tariffa oraria minima universale di 9 euro come era stato proposto in origine. Non ci sarà uno stipendio minimo uguale per tutti i settori. Il riferimento rimane il CCNL, ma sarà obbligatorio applicare quello effettivamente rappresentativo del settore di appartenenza.
Al momento della pubblicazione di questo articolo i decreti attuativi non sono ancora stati emanati.
A inizio 2026 sono 22 su 27 gli Stati membri UE ad avere uno stipendio minimo fissato per legge. L’Italia, insieme ad Austria, Danimarca, Finlandia e Svezia, affida ancora questa funzione alla contrattazione collettiva. La Direttiva UE 2022/2041 sui salari minimi adeguati non impone agli Stati di introdurre una soglia legale, ma richiede che i paesi che affidano la tutela ai contratti collettivi garantiscano un’adeguata copertura contrattuale. Con la Legge 144/2025, l’Italia ha avviato il percorso di recepimento di questa direttiva.
Per approfondire come leggere e gestire correttamente la busta paga, consulta il nostro articolo su come leggere la busta paga. Per capire come calcolare il costo effettivo di un dipendente partendo dallo stipendio minimo, leggi la nostra guida sulla differenza tra retribuzione lorda e netta.
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